Discussione:
[rece] Calypsos, 2006
(troppo vecchio per rispondere)
Astolpho
2006-02-24 22:59:16 UTC
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Raw Message
Credo sia la prima volta che mi trovi a pensare (e quindi a scrivere) di
aver sbagliato a comprare un disco di de gregori, e devo dire che la cosa mi
dispiace. Ma tutto sommato penso che questo sia un gruppo di discussione, e
che la mia opinione possa comunque arricchire il dibattito qua sul ng. Così,
dopo la frecciatina al buon Antonio, col quale mi complimento per la sua
recensione (pur senza condividerne una virgola ;-)), mi esprimo
dettagliatamente sui singoli brani.

Cardiologia è il pezzo più ambizioso del disco, il discorso sul cuore
attorno a cui si sviluppa poi tutto il disco. L'avevo sentito prima del
resto, e m'era sembrato poco più che sufficiente. Purtroppo ad oggi è ancora
il momento migliore dell'intera raccolta. E' "solo" una canzone riuscita,
molto de gregoriana, certo, ma non so quanto lo consideri ancora un pregio
in sè, e soprattutto non mi ha ancora fugato l'idea del patchwork di altri
episodi del passato. Buona vocalità, ma pianismo zuccheroso da un lato, e
meccanico dall'altro. La coda strumentale pare un virtual instrument
programmato: piattezza.

La linea della vita l'avevo trovato un buon testo, un colpo leggero ma ben
assestato, ma ne avevo immaginato un impianto musicale più raccolto e
sofferente. Trovarla disposta su un doo-wop anni 60 mi ha spiazzato un bel
po', anche se l'idea mi è divertito. La realizzazione molto meno,
soprattutto il drumming, con quel 4/4 terzinato da pianola bontempi. Qua e
là si capisce che il guitarrista aveva intuito qualcosa.

Il piatto più indigesto è al momento La casa, coi "ci pianto quattro rose e
ad ognuna do' il tuo nome", e la nomenclatura di spine dolorose, e l'amore e
il cuore... Non ce la faccio e, nonostante noti qualche bel contrappunto qua
e là, passo avanti.

Anche ne L'angelo, il già sentito prende il sopravvento. Materiale di
riporto: l'agnello di dio ("passa l'angelo, che nessuno lo può vedere, passa
l'angelo e fa segno di tacere"), e Quando e qui (l'alterazione sulla
strofa). Vestitino insulso, quello sudamericano: qualcuno si ricordi della
qualità delle rumba e delle bossa del disco Viva l'italia, o della stessa
Titanic. E il solo di organetto a due note grida vendetta.

Nell'atmosfera di In onda emergono i limiti di un'idea sonora consunta,
involuta. Il pretesto compositivo è di tutto rispetto, (di
dormiveglia musicati ve ne sono di celebri, date una (ri)ascoltata al famoso
Pillow of wind dei Pink Floyd), ma è solo
abbozzato, le immagini deludenti (come un ladro nella notte puoi venire, io
non ho difesa - mentre dormo, mentre sogno puoi colpire di sopresa).
L'arrangiamento va a farfalle, con pad sintetico e ritmica finto-beguine
ingessata.

Mayday è il solito r'n'r, c'hanno visto i dire straits, forse perchè non
c'era altro da vedere (lascia spegnere l'acqua lascia spegnere il fuoco è
questione di niente è questione di poco), con una progressione armonica sul
finale di strofa, al mio orecchio, agghiacciante.

Per le strade di Roma è il pezzo minore dei pezzi minori, ma da questa
prospettiva ha un che di inedito, di interessante. Le citazioni del canto
del carcerato ottocentesco unito ai gabbiani che calano sulla magliana, e il
sole sui terrazzi della tiburtina. Una cantata su Roma, post-trasteverina,
senza che più esista trastevere e senza che più esistano "quei" romani.
Lingue da imparare, nuove (?) povertà, nuovi antagonismi. L'autocitazione
dichiarata (le zoccole in via frattina), e una strofetta consacrata al
minimoog da non buttare.

L'amore comunque è prolissa e assolutamente poco centrata, la musica è un
canovaccio, è un pretesto, con un ritornello attaccato con lo scotch.
Frettolosa, inutile.

Crede di esser divertente, Tre stelle. In questa notte selvatica e
acquatica, ci vengono in mente le centocinquanta stelle, e tante altre cose
secondarie, tutte più belle di questa. Scherzi a parte, non è certo questa
Tre stelle il problema di questo disco: fa la sua parte, è un momento
distensivo, fosse suonata con un minimo di ironia, di istrioneità in più...
Invece no, va via come un robottino, e chiude così il disco.

Un disco di episodi minori, tutti, a differenza dei dischi precedenti, mi
riferisco a quelli degli ultimi vent'anni, nei quali ho sempre trovato
almeno una-due perle vere e proprie. Un guanto, il cuoco di salò, la valigia
dell'attore, gambadilegno a parigi... Può anche darsi che il livello medio
di questo disco non differisca granchè da quegli altri, ma l'impressione che
ne rimane è quella. Soprattutto, qui c'è una produzione ancora più
trascurata (i tempi brevi della realizzazione si sentono tutti), e c'è da
parte mia sicuramente una certa insofferenza al sound che questi musicisti
hanno dimostrato di poter dare.
gioviale
2006-02-24 23:02:49 UTC
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Raw Message
"Astolpho" <***@gmail.com> ha scritto nel messaggio news:adMLf.3760$***@tornado.fastwebnet.it...

Astolpho è ivi meglio conosciuto come gioviale.

:-)


--

gioviale
Antonio Piccolo
2006-02-25 12:23:12 UTC
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Raw Message
Post by gioviale
Astolpho è ivi meglio conosciuto come gioviale.
Io l'avevo capito da me dopo un paio di righe. :-D
Comunque grazie, ogni opinione ben argomentata (come le tue) è sempre
utile ed interessante.
--
Ciao
Antonio Piccolo
http://antonioantonio.blog.excite.it
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Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole
giuste: le parole sono importanti! "Trend negativo"...io non parlo così.
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